Il mistero del nuovo numero 9 tedesco: chi raccoglierà l’eredità di Müller e Klose?
29 dicembre 2025
Dopo la straordinaria era dei centravanti leggendari come Gerd Müller e Miroslav Klose, la Germania si trova di fronte a una domanda cruciale: chi sarà il prossimo numero 9 in grado di dare alla Nazionale la stessa freddezza davanti alla porta? L’eredità di due giganti ha avuto un impatto profondo sul modo in cui si pensa al ruolo, tra tradizione e necessità moderne.
Nel 2014, durante quella memorabile semifinale contro il Brasile, Klose non solo scrisse una pagina storica per il torneo, ma segnò una svolta simbolica: l’addio all’immagine del centravanti classico. Da allora, più di una generazione di attaccanti ha tentato di riempire quel vuoto: alcuni hanno mostrato talento, altri hanno sofferto di una mancanza di finalizzazione o di una coerenza tecnica. L’obiettivo della federazione tedesca è chiaro: rilanciare una vera punta centrale che possa guidare l’attacco, sia nel gioco one-touch sia nelle palle inattive, senza rinunciare alla pressura alta e al pressing collettivo.
Dal punto di vista tattico, l’era post-Müller e post-Klose ha privilegiato una grande flessibilità: giocatori mobili, finte di ruolo, ali di rifinitura combattive e attacchini che si muovono in diagonale. Ma questa evoluzione ha creato una lacuna: la mancanza di un finalizzatore clinico in area di rigore. Per questo, la dirigenza ha iniziato a puntare su giovani di rapida crescita che, se ben guidati, possano evolvere in centravanti completi. Tra i nomi considerati emergenti, spiccano figure come Niclas Füllkrug, in testa al ciclo recente, e la ricerca di alternative come Kleindienst e altri talenti delle accademie tedesche, con la speranza di trovare un profilo in grado di offrire presenza fisica, tecnica e lucidità sotto porta.
Negli ultimi anni, l’analisi delle problematiche ha portato a riconoscere due assiomi: da una parte, la necessità di allenare i giovani alla finalizzazione fin dai settori giovanili; dall’altra, la consapevolezza che il “9” non deve essere soltanto un finalizzatore, ma anche un punto di riferimento tecnico e di leadership in fase offensiva. In questo contesto, la figura di Hannes Wolf, responsabile dello sviluppo giovanile, e di Rudi Völler, dirigente storico, hanno sottolineato la necessità di una rivoluzione pedagogica: non si può insegnare a un attaccante a segnare se non si gli dà costanza, ripetizione e posizionamento mirato in area di rigore durante gli allenamenti.
Alla ricerca dell’erede
Il discorso centrale ruota intorno a chi potrà raccogliere l’eredità di Müller e Klose, e come la Germania possa tornare a schierare una punta centrale in grado di decidere le partite. Il target è un centravanti moderno, capace di vincere duelli aerei, di finalizzare con efficacia e di inserirsi in uno spartito di gioco che privilegia la gestione degli spazi e la velocità di esecuzione. Alcuni osservatori ritengono che l’emergere di volti come Vollkrug possa rappresentare la chiave, ma resta da capire se riuscirà a imporsi a livello internazionale e a sostenere un sistema di gioco collaudato a livello di club e Nazionale.
Nel frattempo, l’approccio tattico sta evolvendo: si cerca un equilibrio tra solidità difensiva, transizioni rapide e finalizzazione. La nazionale lavora su soluzioni sostanziali, che non sacrificano l’identità di gioco ma che la completano con una finalizzazione affidabile. Le parole di chi guida il progetto, da Nagelsmann a Völler, sembrano indicare una strada ben definita: crescere internamente, affinare la mentalità da goleador e accettare la sfida di conciliare tradizione e modernità.
Effetti del passato
Il mito del centravanti puro ha lasciato una traccia profonda: sembra che il calcio tedesco, per molto tempo, abbia preferito un gioco combinato e dinamico a un riferimento offensivo unico in area. Tuttavia, l’analisi odierna riconosce che la qualità di un attaccante capace di trascinare la squadra, con una lettura della porta spesso determinante, resta insostituibile. Si guarda con attenzione agli stessi modelli che hanno portato successi in passato, recuperando elementi di fisicità, presenza in area e freddezza sotto porta, senza rinnegarne la grande evoluzione tecnica.
La rinascita desiderata passa anche per una riprogettazione degli allenamenti: più tiri mirati, più situazioni di gioco finalizzate, e una maggiore integrazione tra i reparti offensivi. Non è solo una questione di dinamiche, ma di mentalità collettiva: l’obiettivo è far sì che la capacità di segnare diventi una componente naturale e ripetibile, non un evento casuale. In questo contesto, le aziende del calcio tedesco hanno assunto un ruolo centrale nel formare una nuova cultura di finalizzazione che possa convivere con la qualità tecnica e l’elasticità tattica tipiche della Bundesliga.
Infine, la sfida resta quella di far maturare i giovani talenti senza spezzare la curva di sviluppo: è necessaria una combinazione di affidabilità, progressione tecnica e una capacità di decidere il risultato in zona-gol. In definitiva, l’obiettivo è restituire all’attaccante numero 9 una funzione senza la quale il gioco rischia di essere troppo ragionato e poco decisivo. In questo senso, il progetto sembra orientato verso una nuova generazione di centravanti, pronta a riscrivere la tradizione tedesca con talento, lavoro e una punta di follia sportiva.

Un vero banco di prova
Il選ito di Vollkrug, trasferitosi al Newcastle United per cifre vicine ai 90 milioni di euro, ha acceso grandi speranze: è visto come giocatore capace di fondere fisicità, controllo palla e capacità di finalizzare. Le sue prestazioni con lo Schalke e la definitiva esplosione a Wolfsburg hanno alimentato l’idea di un centravanti moderno, che possa esprimersi anche in contesti competitivi di alto livello. Non mancano però aspetti da affinare, come la gestione della pressione, la precisione nelle finalizzazioni e la continuità realizzativa su campi difficili. Il responsabile sportivo Voller ha indicato che la strada è ancora lunga, ma ha mostrato fiducia nel processo di sviluppo e nella capacità del calcio tedesco di tornare a primeggiare.
Un cambiamento di sistema, una migliore rete di formazione dei giovani e una filosofia che valorizzi la finalizzazione potrebbero restituire al “9” la centralità perduta. Se la Germania riuscirà a mettere a fuoco una linea offensiva concreta e continua, potrebbero emergere nuovi protagonisti pronti a guidare la squadra nei prossimi tornei internazionali.
Punchline 1: Se vuoi trovare il nuovo 9 della Germania, non cercarlo in cima alla classifica delle accademie: potrebbe nascondersi tra i pali, o peggio, tra le ricerche di una tattica che funziona solo a metà strada. Punchline 2: Se non trovi subito il 9 ideale, non disperare: in Germania hanno una versione beta della finalizzazione chiamata “assist”, che a volte è perfetta, a volte è solo un modo elegante per dire che la palla è rimasta lì a guardare la porta vuota.