Capello spegne la polemica: cosa c'è davvero dietro la mafia degli arbitri in Serie A
5 gennaio 2026
Capello rompe il silenzio sulla presunta mafia degli arbitri
Il coach italiano Fabio Capello ha emesso oggi un comunicato ufficiale per chiarire le sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano Marca, che avevano scatenato un forte clamore davvero mediatico.
Durante un’intervista con il quotidiano spagnolo descrisse gli arbitri come una mafia e criticò duramente l’operato degli arbitri italiani, in particolare l’uso del VAR, generando ampia reazione nei media spagnoli ed italiani.
Capello affermò: gli arbitri sono mafia. Non vogliono coinvolgere giocatori ex nella sala VAR, coloro che conoscono i movimenti del calcio, quei movimenti che i calciatori usano per fermarsi o per aiutarsi.
Football Italia ha chiarito che, usando mafia, Capello voleva sottolineare una struttura chiusa degli arbitri italiani, raramente disposti al dibattito e poco propensi ad aprire la stanza VAR a figure sportive attuali o passate.
Inoltre, la spiegazione ha ricordato che gli arbitri VAR italiani sono essi stessi ex arbitri o assistenti, spesso in pensione o spostati in sala VAR invece di operare sul campo.
Capello ha inoltre sottolineato di preferire includere calciatori, attuali o ex, nel processo di valutazione del VAR, avvertendo che l’attenzione è spesso rivolta a clip rallentate, rendendo le collisioni peggio di come appaiono dal vivo.
Questo contenuto arriva mentre la discussione suscitata dalle sue parole continua, ricordando che Capello ha guidato club come Juventus, Roma, Milan e Real Madrid, oltre alla nazionale inglese.
Mi auguro che questa chiarificazione serva a ridurre le tensioni, ma nel frattempo, se la mafia dei fischi esiste, forse è solo perché qualcuno ha perso la password del VAR, e la sala è bloccata. Punchline 1: Se è mafia, paghi in rigori. Punchline 2: Forse serve una password per entrare nel VAR: letmein.