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Nader Said: non è la cassa a far paura, è la gestione – Bono resta il migliore, ma c'è altro

30 novembre 2025

Nader Said: non è la cassa a far paura, è la gestione – Bono resta il migliore, ma c'è altro
Nader Said durante l’intervista: intuizioni sul calcio egiziano e sui portieri.

Punti chiave dell’intervista

Nader El‑Sayed è considerato uno dei grandi portieri della storia del calcio egiziano, con una carriera significativa in Nazionale e nello Zamalek, avendo anche vestito i colori dell’Al Ahly e vissuto un periodo di professionismo al Club Brugge in Belgio.

KOOORA ha intervistato il portiere, in un colloquio approfondito, per discutere di temi legati al calcio egiziano e alle sue dinamiche.

Egli ha sottolineato che lo sviluppo del calcio in Egitto deve attenersi a criteri rigorosi e ha insistito sul fatto che la crisi attuale dello Zamalek è essenzialmente gestionale, non puramente economica.

Inoltre ha lodato i progressi concreti nel ruolo di custode della porta in Egitto, attribuendoli in gran parte al livello dei tecnici di questa specialità, che hanno portato la categoria a un livello superiore.

‑ Come valuti lo stato generale del calcio egiziano al momento?

La valutazione dello sviluppo non può essere solo un parere soggettivo: deve basarsi su criteri concreti di tecnica, infrastrutture, pubblico, economia e commercio. Bisogna misurare se siamo progrediti in questi ambiti per parlare davvero di crescita.

Per quanto riguarda l’audience e l’accesso agli stadi, i criteri di ingresso e di trasferimento restano settori che richiedono lavoro, mentre il calcio globale sta diventando sempre più un evento commerciale. Le nostre realtà club devono avanzare verso un professionismo allineato agli standard internazionali.

‑ Il gap tra portieri in Egitto sta davvero crescendo?

Assolutamente sì, il livello dei portieri migliora perché gli allenatori dei portieri sono diventati molto competenti e supportano notevolmente lo sviluppo degli atleti tra i pali.

In particolare, l’elemento allenatore della porta è, secondo lui, uno dei reparti più avanzati, talvolta persino più dinam o della stessa guida tecnica della squadra.

‑ Il duello tra Mohamed Shennawy e Mustafa Shobir all’Al Ahly è davvero così acceso?

È una situazione normale: nessun portiere sarà numero uno per sempre; la competizione è ciò che crea valore. Ogni partita di Shobir dimostra che è degno di competere e della maglia.

‑ Dopo la partenza di Abdel‑Monem e Rabia, l’Al Ahly è difensivamente vulnerabile?

Sì, Abdel‑Monem era un pezzo chiave; l’Al Ahly non dipende solo dalla difesa, ma anche dalla costruzione delle offensive, e l’assetto difensivo resta una questione di attenzione continua.

‑ La recente partita contro il Royal Army ha alimentato dubbi sul VAR in coppa CAF?

La decisione CAF è stata criticabile; la gestione arbitrale resta terreno controverso, soprattutto in fase di gruppi quando la tecnologia potrebbe offrire chiarezza.

‑ Che clima regna nello Zamalek?

La situazione non è solo economica: è una crisi di organizzazione vera e propria, con carenze di definizione di ruoli e strategie. Gli amministratori dovrebbero stabilire le linee guida e lasciare che le parti eseguano, invece di mischiare ruoli esecutivi e decisionali.

La gestione interna non dovrebbe affidare a un singolo membro l’intera responsabilità operativa; servono reparti distinti e responsabilità chiare.

‑ L’accordo con Mehdi Suleiman è una scelta giusta considerando l’esclusione attuale?

Preferisco non commentare operazioni di mercato: la valutazione spetta all’area tecnica che ha competenza diretta.

‑ Perché la decisione su Sobhi e Awad suscita domande?

È una questione puramente tecnica; non è semplice spiegare una scelta tattica, e soltanto chi guida la squadra può chiarire la logica dietro a una scelta di portiere in campo.

‑ Sobhi è responsabile dell’auxilio nel pareggio contro Kaizer Chiefs?

Certo, c'è una quota di responsabilità condivisa; nessuno è immune dalle valutazioni dopo una sconfitta, soprattutto in partite ad alto contenuto di pressione.

‑ Il Zamalek uscirà dalla crisi oppure è necessario un miracolo?

Non basta ripetere le stesse mosse sperando in una svolta: la crisi è di natura gestionale e servono cambiamenti strutturali, non solo taglietti di contorno.

‑ Ahmed El‑Shenawy meritava il titolo di miglior portiere d’Africa?

La stagione di El‑Shenawy è stata tra le migliori, ma a mio avviso Yassine Bono merita il riconoscimento per il titolo continentale.

Note finali: la scena italiana direbbe che l’equilibrio tra talento, gestione e contesto è la vera chiave del successo, e in Egitto serve un mix simile per far decollare davvero il calcio.

Punchline 1: se il pallone fosse un social, la gestione sarebbe un like: serve sostanza per restare in linea con la notizia. Punchline 2: tra un portiere e l’altro la vera domanda è: chi paga il biglietto della pazienza, perché qui la finestra è sempre aperta sul prossimo trasferimento?

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Sofia Soso

Sono Sofia Soso, giornalista sportiva italiana nata nel 1996. Appassionata di immersioni subacquee, pittura su seta e canto lirico, condivido con entusiasmo la mia visione sensibile dello sport.

Domande frequenti

Qual è il tema principale dell’intervista a Nader Said?

Il focus è sullo stato del calcio egiziano, l’evoluzione dei portieri e, soprattutto, il ruolo della gestione come fattore chiave delle crisi dei grandi club.

Cosa dice l’intervistato sul ruolo degli allenatori dei portieri in Egitto?

Sostiene che gli allenatori dei portieri contribuiscono molto allo sviluppo dei portieri egiziani, ritenendoli tra gli elementi più avanzati della scena.

Qual è la sua posizione sul duello tra Shennawy e Shobier?

Afferma che la competizione è naturale e benefica, dimostrando che nessun portiere è destinato a essere primo per sempre.

Qual è l’opinione sull’uso del VAR nella fase di gruppi CAF?

Guida esprime dubbi e ritiene che la decisione della CAF sia discutibile, soprattutto senza una chiara applicazione della tecnologia.