Il ex capitano della nazionale marocchina, Romain Saiss, è stato ospite nel programma "Rothen s’enflamme" su RMC, in Francia, oggi venerdì.
Nonostante il ritiro internazionale, dopo la sconfitta della Coppa delle Nazioni Africane 2025 contro il Senegal, il difensore del S.S. Al‑Sadd (35 anni – 86 presenze) continua a seguire da vicino le notizie de Leoni dell’Atlante.
Ed ecco il testo dell’intervista con Saiss:
Romain Saiss, stai ora giocando per l’Al‑Sadd a Doha, come procedono le cose?
Potrebbe andare meglio. Quello che accade oggi nel mondo è drammatico. Tuttavia, ci sentiamo al sicuro qui; il Qatar gestisce la situazione bene, e comunica quotidianamente per dare aggiornamenti ai residenti. Le persone sono tranquille, non c’è affollamento all’esterno, ma la vita continua.
Hai annunciato che Walid Rekraki ha lasciato la guida del Marocco, sei deluso?
Sono deluso per i giocatori. È stato costruito qualcosa di forte con l’allenatore, ha saputo creare un legame molto solido tra giocatori e staff, ed è stato fondamentale.
Sono un po’ deluso, perché avremmo voluto chiudere il suo percorso con un Mondiale. Rispettiamo la sua decisione: ha dato molto e ottenuto risultati eccezionali, e con lui le mentalità sono cambiate; ha fatto un lavoro incredibile in quattro anni. Auguriamo al suo sostituto (Mohammed Wahbi) di fare almeno quanto lui.
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Sembra che la sconfitta in finale della CAN sul vostro terreno abbia lasciato tracce?
È una grandissima delusione. Allontanarsi dal palcoscenico ti fa capire quanto sia incredibile arrivare in finale. Abbiamo preparato tutto, lavorato sodo per alzare la coppa, e quando le cose non vanno come previsto, è normale che resti un segno.
La delusione resta; la Coppa del Mondo si avvicina e ci permetterà di voltare pagina, senza restare a piangere per settimane.
Qual è il messaggio ai tifosi marocchini?
Innanzitutto grazie per averci supportato sempre. Dobbiamo restare uniti: c’è un nuovo allenatore, uno staff nuovo, e probabilmente giocatori nuovi. Appena inizia il torneo, dobbiamo stare al fianco della squadra al 100%.
Abbiamo rimpianti riguardo la CAN; quando è iniziata la competizione non abbiamo percepito un’unità sacra per un obiettivo comune, anche se non parlo a nome di tutti. Ci sono stati momenti difficili: nei primi due incontri siamo stati fischiati! Si sentivano commenti sull’allenatore o sulla squadra non gradevoli. Ogni volta che abbiamo ottenuto buoni risultati, è stato quando c’era un vero sostegno dietro la squadra.
Note finali (humor snipere):
Punchline 1: se l’unità fosse un tiro in porta, l’avremmo già segnato… solo che il pallone sembra aver scelto la tribuna.
Punchline 2: e se Walid Rekraki fosse un orologiaio, avrebbe perso solo i minuti di recupero: ma per la nazionale serve tempo, disciplina e qualche caffè in più.