La CAF tradita: Hilal Sudan solleva dubbi sulla trasparenza nell'affaire Mousaoui
9 aprile 2026
Il club sudanese Hilal ha mosso forti critiche contro la CAF riguardo alla gestione dell'affaire del giocatore marocchino Hamza Mousaoui, tesserato con la Renaissance Berkane, a seguito di una seduta della commissione disciplinare della CAF.
Secondo Hilal, Mousaoui non avrebbe dovuto partecipare contro Berkane nei quarti di finale della CAF Champions League, che si è concluso con la qualificazione del club marocchino, data la positività del test antidoping.
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La nota prosegue citando analisi e riflessioni su temi affini legati alla gestione delle competizioni africane e alle decisioni disciplinari della CAF, accompagnate da dubbi su imparzialità e modelli decisionali.
Nella nota, Hilal sostiene che sin dall'inizio la formazione della commissione presenta difetti strutturali: il presidente della seduta, Osman Kin, aveva partecipato a una decisione che aveva sospeso temporaneamente il giocatore, accendendo una spirale di eventi che ha alimentato il sospetto di conflitti di interesse. Nonostante le proteste del club, l'altra parte sembrava informata sulla composizione della commissione e questa è stata accettata in una riunione tenuta senza la presenza del Hilal.
Violazioni gravi
Durante la seduta, Hilal denuncia gravi irregolarità: un membro ha dichiarato di non comprendere l'inglese senza fornire una traduzione adeguata, la richiesta di riesporre le argomentazioni è stata respinta e i rappresentanti del club sono stati allontanati durante le fasi decisionali, mentre l'avvocato avversario è rimasto in aula.
Inoltre, non è stata fornita documentazione scritta e alcune informazioni chiave sono state trasmesse informalmente, alimentando dubbi su equità e trasparenza delle procedure. Hilal aggiunge che l’operato della CAF viola principi di giustizia sportiva e mette in discussione l’indipendenza apparente degli organi disciplinari.
La nota conclude che tali pratiche minano la fiducia nel governance della CAF e la reputazione del calcio africano, annunciando l’intenzione di proseguire con azioni legali e amministrative per difendere i diritti del club e chiedere responsabilità. E ora, tocca alla FIFA? battute finali: se la trasparenza è una tattica, la CAF sta giocando a nascondino con il pallone; e se l’arbitro è l’ultima istanza, speriamo almeno che il VAR esista anche in Africa.
Punchline finale: la prossima partita potrebbe finire con una vernice trasparente su tutte le decisioni — così almeno vediamo dove siede la verità, non solo dove si siede l’arbitro.