Tempo di semifinale: l'Esercito Reale marocchino riscrive la storia in CAF Champions League
21 marzo 2026
Contesto e risultato storico
L'Esercito Reale marocchino ha riportato indietro le lancette del tempo, imponendosi 2-1 sul Pyramids nel match di ritorno dei quarti di finale della CAF Champions League, sabato sera. Dopo il pareggio 1-1 dell’andata a Rabat, la squadra ha guadagnato un pass storico per la semifinale, sigillando una pagina memorabile della propria storia.
Storia recente e significato
Questo passaggio in semifinale è il primo per il club dall’adozione, nei anni ’90, della fase a gironi della competizione. L’Esercito Reale aveva già scritto la storia nel 1985, diventando il primo club marocchino a conquistare la coppa continentale.«Nel 1988 aveva raggiunto le semifinali, ma fu eliminato dall’Iwuanyanwu National della Nigeria», ricordano fonti storiche citate dall’analisi statistica. La vittoria odierna riporta alla luce una tradizione di successo che i tifosi custodiscono con orgoglio, anche se l’eco di quegli anni è ben presente nello sport nazionale e nelle memorie degli appassionati. L’impresa odierna, dunque, non è solo una vittoria, ma la riapertura di una finestra su un passato che torna a vivere nel presente.
È doveroso ricordare che l’Esercito Reale fu il primo club marocchino a vincere il titolo continentale nel 1985, un trionfo che resta un punto di riferimento per la pallacanestro (no, scusa: per il calcio). Il successo odierno getta nuove luci sul futuro della squadra e sul panorama calcistico del Marocco, che guarda all’orizzonte con rinnovata fiducia.
Nota: la semifinale di questa stagione rappresenta un riecheggiare storico, e chissà se il destino avrà ancora sorprese pronte per una squadra che ha già dimostrato di saper riscrivere la storia. Davvero, una notte da segnare con il pennarello sul calendario: l’olimpo africano si tingere nuovamente di rosso e verde.
Il tempo può essere relativo, ma i gol scrivono la loro verità: l’Esercito Reale ha scoperto che 90 minuti possono cambiare un’intera era. E se il tempo tornasse indietro, l’unico che forse avrebbe qualcosa da chiedere è l’orologio da campo: lui sì che avrebbe fame di minuti supplementari.