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Donga esce dal campo tra lacrime: tributi, gol e una nuova pagina per il Zamalek

23 novembre 2025

Donga esce dal campo tra lacrime: tributi, gol e una nuova pagina per il Zamalek
Donga lascia il campo tra lacrime, con tributi al leggendario Sabry prima dell’inizio della partita.

In campo: un infortunio che cambia la partita

Durante la sfida tra Zamalek e Zesco United, il centrocampista Nabil Emad Donja ha riportato un grave infortunio al ginocchio al 72° minuto, costringendo l’uscita anticipata dal terreno di gioco e suscitando comprensibile preoccupazione tra i tifosi. L’intervento immediato dello staff medico ha seguito l’andamento del match, con Donja accompagnato dall’autoambulanza verso i servizi di pronto soccorso presenti nell’impianto.

La squadra ha subito una sostituzione decisa dall’allenatore, che ha gestito la situazione cercando di mantenere l’equilibrio della mediana nonostante l’assenza del giocatore chiave.

Tributi al leggendario Sabry e il contesto del gruppo

Prima dell’inizio, lo stadio Cairo International ha ospitato un momento di grande emozione per ricordare Mohamed Sabry, figura centrale della storia del club. Con l’approvazione ufficiale del CAF, i giocatori di Zamalek e Zesco hanno osservato un minuto di silenzio, seguito da saluti e ricordi degli spettatori che hanno reso omaggio al campione scomparso.

La cerimonia ha coinvolto anche i vecchi laureati del club, con capi-dipartimento e membri della dirigenza che hanno ricordato la personalità e l’impegno di Sabry, suscitando applausi prolungati da entrambe le tifoserie in tribuna.

Il gol decisivo e la svolta collettiva

Nel primo tempo, il tunisino Seifeddine Jaziri ha deciso la partita al 42’ con un sinistro preciso, trovando la rete dopo una Voglia di assist di Nasser Maher. Con quel gol, Jaziri ha aumentato il bottino personale e ha trasformato Zamalek nel favorito della serata, dando al club anche una spinta morale importante.

Con la rete del 1-0, Jaziri è diventato il miglior marcatore straniero della storia del club, superando Ali Mohsen, con 48 gol in maglia bianca. Questa pietra miliare incremento il valore storico della serata, offrendo al pubblico una memoria di grande rilievo.

Un’eredità che prosegue: Sabry e i suoi figli

In un altro gesto simbolico, Zamalek ha accolto Adam e Asser Sabry nelle categorie giovanili, avviando la loro crescita nel vivaio del club come segno tangibile della continuità tra passato e presente. Un folto gruppo di dirigenti e coach ha accompagnato i due ragazzi, con visite al museo del club e momenti di vernissage in cui l’eredità paterna è stata celebrata.

La cerimonia di benvenuto ha visto la presenza di figure come Mohamed Tarek, Hazem Imam, e altre personalità che hanno facilitato l’ingresso di Adam e Asser nelle categorie 2010 e 2012, con patti di integrazione e impegni ufficiali per il periodo imminente. Il gesto è stato accompagnato dalla tribuna che ha applaudito i giovani Sabry, segnando un filo diretto tra generazioni.

Storia, identità e il presente del club

Mohamed Sabry, nato nel 1974, è stato una delle stelle della cosiddetta “Generazione d’oro” del Zamalek. Durante la carriera ha totalizzato 15 trofei, giocando al fianco di nomi leggendari e contribuendo ai trionfi in campionato, Coppa d’Egitto, supercoppe e, soprattutto, alle vette continentali, tra cui tre volte la Champions League africana e una Supercoppa Africana.

La sua lealtà al club, anche dopo brevi uscite, è stata dimostrata quando ha rifiutato trasferimenti e ha continuato a offrire supporto tecnico, diventando una guida anche per i giovani. Oggi, come opinionista e analista, rappresenta un punto di riferimento per tifosi e colleghi, un simbolo per la disciplina e la cultura calcistica del club.

In conclusione, l’incontro tra Zamalek e Zesco resta impresso non solo per l’esito, ma per come ha intrecciato presente, passato e futuro, con la memoria di Sabry come filo conduttore. E se la vita ti dà una palla da gol, fallo come Jaziri: prendila con la sinistra e falla finire in rete. Se invece ti ferma l’emiciclo della lacrima, ricorda che il pubblico è lì per asciugarti le lacrime e per offrirti il miglior applauso possibile. E se il ginocchio piange, è il mentore della curva che consiglia: ridi, perché è lo sprint dell’anima che ti farà tornare in campo presto.

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Sofia Soso

Sono Sofia Soso, giornalista sportiva italiana nata nel 1996. Appassionata di immersioni subacquee, pittura su seta e canto lirico, condivido con entusiasmo la mia visione sensibile dello sport.

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