Franco Mastantuno prende in giro Bellingham: la lingua resta l’unico vero avversario al Real Madrid
6 febbraio 2026
Contesto e dichiarazioni
L'argentino Franco Mastantuno, giovane esterno del Real Madrid, ha raccontato retroscena sul suo rapporto con il compagno inglese Jude Bellingham, offrendo una lettura dal tono ironico ma positivo: la barriera linguistica è una realtà che accompagna la crescita del giovane talento.
Ambientamento e contesto
Arrivato al Real Madrid nel 2025 dall'River Plate a 18 anni, Mastantuno sta affrontando la fase di ambientamento tra stelle mondiali e pressioni quotidiane. Il club, ricco di nomi importanti, offre un contesto favorevole, ed egli risponde con calma e determinazione.
Durante una apparizione sul canale YouTube dell'influencer argentino Davo Schinesi, gli è stato chiesto del suo rapporto con Bellingham; la risposta, tra una risata e l'altra, è stata: "Lui parla spagnolo e io non parlo inglese... non c'è comunicazione".
Tuttavia Mastantuno ha chiarito che il rapporto è molto buono: Bellingham lo sostiene fin dal primo giorno e lo incoraggia nei momenti difficili. L'inglese non è universale, ma l'atteggiamento giusto e il lavoro quotidiano fanno la differenza.
La vera foto dello spogliatoio madrileno è questa: tra stelle mondiali, il giovane argentino sta trovando il suo spazio tra i grandi, beneficiando del sostegno dei compagni e, in particolare, della leadership di Bellingham nella nuova generazione del club.
L'obiettivo è trasformare questa atmosfera in crescita sul campo: più minuti, maggiore fiducia e progressi concreti in una stagione ancora agli inizi. Se la lingua resta una barriera, la squadra dimostra che la comunicazione può passare anche attraverso i dribbling.
In definitiva, Mastantuno incarna la sfida quotidiana di inserirsi in una squadra al top: talento, pazienza e un tocco di humor leggero al momento giusto.
Punchline finali, due battute rapide: se la lingua è un ostacolo, Mastantuno lo supera con un semplice dribbling: il pallone parla una lingua universale.
E se non capisci l'inglese, chiedi a Bellingham di tradurre: in campo la comunicazione è fatta di tocchi, non di parole.