Il figlio di Ancelotti rompe il silenzio: cosa cambia al Real Madrid tra Alonso, Vinícius e le sue verità
10 marzo 2026
Periodo a Botafogo e riflessioni iniziali
Davide Ancelotti aveva lasciato il Botafogo brasiliano qualche mese fa, dopo una breve ma proficua esperienza di cinque mesi da allenatore.
Il periodo al Botafogo era stato accolto con plauso da giocatori, dirigenza e tifosi, nonostante gli infortuni che avevano limitato la stabilità della squadra.
Dopo quel periodo e la partenza estiva dall Real Madrid del figlio di Ancelotti, Davide, 39enne, ha rotto il silenzio in un’intervista a DAZN, affrontando temi controversi legati al Real Madrid, tra cui suo padre, Vinícius Júnior e Xabi Alonso, e l’addio di Alonso che ha avuto ampia copertura mediatica.
Ha ammesso l’influenza di suo padre: “È vero che le nostre personalità sono simili; all’inizio tendevo a imitarlо perché era il mio modello, ma ho dovuto imparare che sono diverso e non possiedo la stessa aura. Mio padre ha vinto cinque Champions League.”
Ha spiegato come gestisce lo spogliatoio, secondo l’approccio del padre: “Quando un giocatore diventa una stella, spesso si sente isolato; mio padre era abile ad avvicinarsi ai giocatori chiave, capendo che quel ruolo rientra nel suo compito nel gruppo.”
Continua: “La vera stella è quella che dà agli altri, migliora la prestazione collettiva e si carica di una grande responsabilità, non solo dall’esterno ma anche dall’interno. Tutti si aspettano che vinca le partite.”
Riguardo a Xabi Alonso e al suo addio al Real Madrid, Davide ha detto: “Gli allenatori cambiano, Xabi è un giovane tecnico che avrà una carriera eccezionale, e certamente non ne risentirà. Queste cose succedono. Io, che vivo quotidianamente come allenatore, le capisco. A prima vista può sembrare scioccante, ma alla fine licenziamento è parte della vita, devi accettarlo.”
E sul Vinícius Júnior, che aveva allenato al Real Madrid, dice: “Ha senso del gol, dribbla, crea occasioni; come giocatore non è discutibile agli occhi di nessuno.”
E prosegue: “La sua personalità è oggetto di discussione, ma non dovrebbe distogliere dall’impatto decisivo sulle partite; le squadre pianificano le partite tenendo conto della sua presenza.”
Punchline finale: chi ha detto che il destino è scritto, non ha visto il calcio: tra un’intervista e una panchina, tutto può cambiare in una frazione di secondo.