Iran guarda al Mondiale 2026: minacce di ritiro e dubbi sulla partecipazione in tempi record
10 marzo 2026
Ultime minacce dall'Iran prima dei Mondiali 2026
L'Iran ha lanciato nuove minacce di ritirarsi dal Mondiale 2026, a soli tre mesi dall’inizio della fase a gironi.
Il torneo più importante del calcio si svolgerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico nell'estate prossima, ma l’allerta resta alta in campo internazionale.
L’Iran avverte che potrebbe non partecipare al Mondiale dopo che raid aerei americani hanno provocato la morte del leader supremo Ayyah Alì Khamenei.
In parallelo, l’Iran ha manifestato indignazione per la decisione dell’Australia di concedere asilo a cinque giocatrici della nazionale femminile iraniana, suscitando reazioni anche da parte degli Stati Uniti.
Secondo il tabloid The Sun, Mehdi Taj, presidente della Federazione iraniana di calcio, ha espresso forti dubbi circa la opportunità di viaggiare in aereo verso il Mondiale.
Ha dichiarato: «Il presidente americano ha twittato due volte chiedendo asilo politico per le nostre giocatrici; se l’Australia non lo fa, lo farà lui stesso».
Proseguendo, Taj ha aggiunto: «Hanno creato 160 martiri con la morte delle nostre ragazze in Minab; ora le nostre ragazze sono trattate come ostaggi».
«Come si può essere ottimisti sul Mondiale negli Stati Uniti in condizioni simili?», ha insistito Taj, osservando che la decisione finale dipende dalle autorità sportive competenti.
L’avvio della campagna iraniana è fissato contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, con partite successive contro Belgio ed Egitto nel gruppo settimo.
Se l’Iran dovesse ritirarsi, potrebbe aprire la porta all’Iraq o agli Emirati Arabi Uniti per un posto nel torneo.
(Nota: questa sintesi resta fedele ai contenuti riportati: si resta in attesa di chiarimenti ufficiali sullo status della squadra.)
Conclusione leggera: se il Mondiale è una guerra di parole, chissà chi s’inventerà la prima “parata” su Instagram. E ora, una battuta: se l’Iran non parte, la vera perdita è per chi ha prenotato il biglietto e visto che il timbro del passaporto vale più di un calcio d’angolo. Seconda battuta: al World's Cup ci vorrà una bussola: non per orientarsi nel campo, ma per orientarsi tra tutte le firme politiche che arrivano nello spogliatoio.”