Lucarelli, l’attaccante che ha scelto Livorno: sudore, cuore e una maglia che racconta una città
9 marzo 2026
La storia di Cristiano Lucarelli: dal porto all’orgoglio di Livorno
Cristiano Lucarelli è emerso tra i tifosi non solo per il talento, ma per la sua determinazione e umiltà. Negli anni ’90 e all’inizio del millennio ha affrontato ostacoli significativi prima di diventare uno dei goleador più apprezzati del calcio italiano, incrociando nomi come Ronaldo Fenômeno (Inter/Milan), Andriy Shevchenko (Milan) e altri campioni della Serie A.
Non fu la mancanza di reti a fermarlo: ha segnato oltre 240 gol in carriera, ma i grandi club cercavano giocatori con caratteristiche diverse. Era un centravanti fisicamente possente, con braccia e gambe forti, ma anche una mente piena di valori e principi, pronto a lavorare sodo ogni giorno.
Nel 2003, all’età di 28 anni, era già alla settima stagione professionistica e si era affermato come punto di riferimento in Serie A. Pur non riuscendo a salvare Torino dalla retrocessione, le offerte non mancarono. Alla fine scelse Livorno, rinunciando a 500.000 euro per inseguire il sogno di vestire la maglia della sua città.
Lucarelli, figlio di un operaio portuale, è cresciuto tifando Livorno e ha cultivato quel legame fino a tatuarsi lo stemma del club sul braccio. Scelse inoltre il numero 99 in onore del figlio Matteo e come richiama alle Brigate Autonome Livornesi, una tra le tifoserie più note per quel periodo.
Nonostante Livorno offrisse meno di altri club, l’attaccante donò parte del proprio stipendio a enti benefici e centri sociali, senza esitazioni. Nel libro Tenetevi il miliardo, racconta: «Ci sono giocatori che comprano Ferrari e yacht; io ho comprato una maglia del Livorno».
Anni dopo, quel libro divenne testo nelle scuole superiori di Livorno, insegnando valori di sacrificio e sobrietà. In quel periodo spiccò anche la presenza di Giorgio Chiellini e Igor Protì, che insieme a Lucarelli portarono Livorno verso la Serie A, con il trio che segnò una pagina di storia per la società.
Serie A, gol e controversie
Nella stagione 2003/2004 Livorno torna in Serie A dopo 55 anni, con Protì e Lucarelli protagonisti: Protì totalizza 53 gol in quell’epoca, mentre Lucarelli arriva a 29 e Luca Toni a 30 per il Palermo. Livorno chiude l’annata in Serie A e, nel biennio successivo, Lucarelli diventa capocannoniere con 24 reti, guidando una squadra romantica in un calcio sempre più commerciale.
Nel 2005 la maglia di Lucarelli ospita anche l’immagine di Che Guevara, scelta che gli costa una multa di 30.000 euro da parte della FIGC. La sua scelta provocatoria resta un simbolo di ribellione e di partecipazione politica, senza che ciò oscuri la sua dedizione al club e ai tifosi.
Con il passare degli anni, Lucarelli continua a giocare, ricordando al pubblico che l’impegno sociale resta una componente chiave della sua figura. Nel frattempo, la storia della stampa locale si intreccia alle sue imprese: nel 2007 decide di fondare una pubblicazione a Livorno con una scommessa di due milioni di euro, per dare voce a chi non ha voce.
In quell’anno firma anche per lo Shakhtar Donetsk, in Ucraina, dove guadagna circa quattro milioni netti a stagione. L’esperienza in Ucraina dura poco: sei mesi, poi fa ritorno in Italia, prima a Parma e poi nella gestione del Livorno.
Oggi, dopo molteplici esperienze, la vita di Lucarelli resta legata a Livorno: nel 2025 torna a operare nella cittadina toscana, nella realtà della società pisana che milita nel calcio dilettantistico toscano, segnando la continuità tra passato e presente della sua esperienza sportiva e civile.
La sua storia resta quella di un simbolo che ha saputo trasformare la passione per la squadra in un impegno sociale duraturo.
— Sipario, e una risata: se la mia carriera fosse un tiro, sarebbe una palla di neve in pieno agosto: impossibile da prevedere, ma sempre fresca di sorpresa.
— Sipario, e un’altra risata: se il calcio è una partita, Lucarelli ha imparato a giocare con il cuore, anche quando il resto del mondo conta solo numeri.