Mondiale 2026: la Francia traccia la linea dura contro il boicottaggio, lo sport resta al centro
26 gennaio 2026
Contesto
La Federazione Francese di Calcio ha chiarito una volta per tutte la sua posizione sulle crescenti richieste di boicottare la Coppa del Mondo 2026. Il presidente Philippe Diallo ha posto fine a ogni rumor, confermando che la partecipazione della nazionale insorta ai prossimi Mondiali è assodata e non discutibile, nonostante le pressioni politiche o le voci che chiedono di revocare l’organizzazione agli Stati Uniti.
Diallo ha dichiarato che la Coppa del Mondo deve rimanere una competizione calcistica. Lo sport è uno spazio che unisce le persone e non un’arena per risolvere litigi politici. È una scelta errata mescolare i due piani.
Dettagli della dichiarazione
Il presidente della Federazione, che inizierà il suo mandato ai Mondiali, ha aggiunto: “Continuiamo a seguire la situazione internazionale, ma non esiste alcuna intenzione da parte della Federazione Francese di Calcio di boicottare il torneo. La partecipazione della Francia è chiara e senza ambiguità.”
La posizione francese contrasta decisamente con la miriade di dibattiti che hanno attraversato l’Europa nelle ultime settimane, con voci politiche e sportive in vari paesi, tra cui la Germania, che chiedevano di riaprire la discussione sul boicottaggio, legata alle politiche della gestione statunitense guidata da Donald Trump, soprattutto per quanto riguarda i visti e posizioni politiche controverse.
Reazioni continentali
In Germania, il vicepresidente della Federcalcio tedesca ha affermato che il dossier va affrontato “con serietà”, segnalando una divisione evidente all’interno del continente riguardo al Mondiale. La polemica non si è fermata qui: alcuni politici francesi hanno addirittura avanzato l’ipotesi di trasferire l’organizzazione in Canada o Messico, segnando una scomoda precedenza nella storia dei Mondiali.
Ma la Federazione Francese ha deciso di chiudere definitivamente il dossier, lasciando la scelta alle autorità della FIFA e ribadendo la netta separazione tra sport e politica.
Punchline 1: Se la politica è in fuorigioco, il pallone resta l’unico arbitro capace di mettere a posto le cose – e spesso è più bravo a segnare che a discutere.
Punchline 2: La diplomazia può aspettare: nel frattempo il Mondiale è una partita di calcio, non un vertice di negoziati. E sì, il gol di Mbappé arriva anche senza tweet diplomatici.