Mondiale Under 20: il talento del Marocco contro le lacune dell’Egitto, tra fiducia e accademie
16 ottobre 2025
Analisi del contesto e hurtle del Mondiale U20
Il Mondiale Under 20 ha visto l’Egitto uscire ai gironi con 3 punti, in parità con il Cile, ma escluso per la regola del fair play e per una gestione delle ammonizioni che ha pesato sul cammino della squadra.
Nel frattempo il Marocco ha mostrato una crescita impressionante, giungendo in finale grazie a un percorso netto guidato dall’allenatore Mohamed Wahbi e da un sistema di sviluppo che ha saputo valorizzare talenti svariati, superando avversari di alto livello come Francia, Corea del Sud e Stati Uniti.
Il punto di vista di Mohamed Al-Suwaifi
L’uscita anticipata dell’Egitto ha provocato una certa delusione tra tifosi e addetti ai lavori, che hanno osservato come la squadra abbia ricevuto due ammonizioni gravi che hanno inciso sull’esito finale. L’intervista tocca anche la questione della gestione tecnica: la critica principale si è concentrata sull’allenatore Osama Nabi e su alcune scelte riferite al ruolo dei giocatori chiave.
Un tema ricorrente è la memoria dell’unico successo mondiale giovanile dell’Egitto, la medaglia di bronzo ai Mondiali under 21 del 2001 in Argentina, che funge da parametro per le aspettative future.
Tra i protagonisti di questa generazione c’è Mohamed Al-Yamani, che ha segnato 4 gol nel torneo e che era prossimo a un trasferimento di alto livello (si è ipotizzato un interesse da Juventus) prima di un incidente che ne ha rallentato la carriera. La sua parabola mostra sia i talenti latenti sia le fragilità legate agli infortuni.
La carriera di Al-Yamani è partita dalle giovanili dell’Ismaily, per poi passare allo Standard Liegi nel 1998. In prestito al Mechelen tra gennaio e giugno 2003, è arrivato al Zamalek nel 2004, con esperienze all’Ismaily, all’Al-Ittihad di Alessandria e al Shams. Una breve esperienza a Floriana in Indonesia ha accompagnato l’addio al calcio nel 2011, seguito da un impegno nel settore giovanile al Wadi Degla e successivamente alla guida delle accademie dell’Ismaily e al progetto di sviluppo talenti sostenuto dalla Federazione egiziana.
All’interno dell’intervista, Al-Suwaifi analizza le cause della mancanza di brillantezza della nuova generazione egiziana rispetto al Maroc, sottolineando come l’Egitto stia ancora costruendo un modello di sviluppo basato su accademie, investimenti e formazione continua.
Domande chiave e risposte tratte dall’intervista:
Come valuti la partecipazione dei Faraoni al Mondiale U20?
Non sono soddisfatto, né come pubblico né come osservatore. È necessaria una riflessione sui motivi e un lavoro strutturale per costruire nel lungo periodo.
Quali sono le cause principali?
Le questioni sono chiare: una base giovanile debole, investimenti orientati al breve termine, vendita di asset giovanili a investitori e una mancanza di continuità tra accademie e prima squadra. Questo ha generato lacune tecniche e una visione a lungo termine compromessa.
Qual è la ricetta per cambiare le cose?
La Federazione ha avviato un progetto di sviluppo dei talenti sotto l’egida FIFA, con una visione pluriennale. Serve pazienza: la costruzione di una cultura sportiva richiede anni, non settimane.
Quali responsabilità ha il tecnico attuale?
Le critiche sono comprensibili, ma i tecnici hanno il compito di fornire opportunità ai talenti; se una scelta non funziona, si valuta e si corregge, non si fissa un colpevole unico.
Qual è la valutazione sul presente e sulle prospettive?
Il presente è complesso, ma la speranza è che si possa trasformare la carenza in una fioritura. L’orizzonte è lungo: qualità, identità e metodo devono convivere.
Alla fine, il discorso riguarda anche la differenza tra Egitto e Marocco: un modello di sviluppo sistemico, investimenti costanti e una cultura di talento che non è una moda passeggera.
In chiusura, l’intervista si sofferma sul futuro dell’Egitto: è una sfida ambiziosa, ma necessaria per offrire nuove opportunità ai giovani e restituire al calcio africano un posto da protagonista nel panorama mondiale.
È chiaro che una tale trasformazione richiede tempo, risorse e una visione condivisa tra federazione, club e academy. E, come si dice nel mondo del pallone, chi semina talento oggi raccoglierà successi domani. Due battute finali: se la base è solida, anche il gol più difficile arriva; se la testa è fuorigioco, la stagione finisce in fuorigioco. E ora la battuta da sniper: il talento non si affitta, ma si coltiva; se la carriera di un giovane è una pianta, l’incidente è solo un cattivo rinforzo — ma non spegniamo la luce della speranza, accendiamola con una buona accademia; e se vuoi una seconda battuta: l’unico abbonamento che si deve pagare è quello agli allenatori che credono nei giovane, altrimenti il fisco del calcio è un fuorigioco digno!