Mondiali 2026: quando i visti diventano un ostacolo per i tifosi africani
25 marzo 2026
Contesto globale e ostacoli ai visti per il Mondiale 2026
Gli Stati Uniti, il Canada e il Messico ospiteranno la Coppa del Mondo 2026, un evento che entusiasma molti tifosi africani ma che potrebbe limitare la loro partecipazione. Un nuovo programma di visti, definito come programma sperimentale di fideiussione per i visti, impone un deposito vincolante per ottenere visti turistici o d'affari (B-1/B-2) per entrare negli Stati Uniti. Circa cinquanta paesi sono interessati, tra cui Algeria, Senegal, Capo Verde, Tunisia e Costa d'Ivory, oltre ad altri stati africani.
Costi e impatto sui tifosi
Il deposito, fino a 15.000 dollari per nucleo familiare, non è rimborsabile se il visitatore lascia gli Stati Uniti prima della scadenza del visto e si aggiunge ai costi di viaggio, alloggio e biglietti. Per le famiglie, l’onere può raggiungere decine di migliaia di dollari in anticipo. Mentre la FIFA lavora per ottenere esenzioni per giocatori, tecnici e delegazioni, non esistono eccezioni per i tifosi. Di conseguenza, la presenza di sostenitori provenienti da queste nazioni potrebbe essere fortemente limitata nonostante le promesse di una Coppa “più inclusiva di sempre” da parte di Infantino.
La situazione evidenzia una discrepanza tra le ambizioni organizzative del torneo e le barriere pratiche che i tifosi devono superare. Getty Images riporta immagini della conferma visiva di un evento che, nonostante il progetto di apertura, rischia di essere costoso e poco accessibile a molti sostenitori africani.
In conclusione, se anche la promessa di inclusività resta distante per motivi economici, l’amore per il calcio resta la vera chiave per superare ogni ostacolo.
Punchline 1: Il Mondiale è globale, ma la banca pretende un deposito globale—chi aveva detto che l’emozione viene gratis?
Punchline 2: Se la passione per il calcio fosse una valuta, sarebbe quella che ti chiede un prestito prima di chiederti di applaudire.