Nadal sceglie il futuro: tra pace interiore, calcio e una possibile guida al Real Madrid
25 novembre 2025
Intervista rivelatrice di Nadal
In una chiacchierata su Movistar Plus+ con Jorge Valdano, Rafael Nadal apre il cuore sul periodo post-ritiro, la sua visione della vita da campione e la relazione con Real Madrid.
Il campione spagnolo, detentore di 22 titoli del Grande Slam, descrive la pace interiore che ha trovato lontano dalla competizione, spiegando che non è una fuga: è il risultato di un programma meno faticoso ma, soprattutto, di un fisico che ha dato tutto e non regge più come prima.
Parla anche di come la sua rivalità e la scena odierna lo abbiano formato, citando Alcaraz, Jannik Sinner e la celebre triade Federer-Djokovic-Nadal come esempi di evoluzione continua.
Condivide dettagli personali sul suo modo di allenarsi, sulla routine pre‑servizio e sulla tendenza a fidarsi più dell’intuito che dei dati statistici.
La parte sul futuro di Real Madrid è esplicita: non esclude di guidare il club un giorno, ma precisa che potrebbe accadere solo quando si sentirà pronto e avrà la possibilità di contribuire davvero.
La partita continua: emozioni e filosofia
Nei ricordi di Nadal riaffiorano momenti di resistenza immensamente umani, come il fatto di aver dato tutto pur sapendo che la vittoria non era garantita, e di aver trovato nella disciplina una chiave per rimanere realistici e umili di fronte alle sfide.
Secondo l’intervistatore, la forza di Nadal risiede anche nella sua capacità di riconoscere i limiti del corpo, senza perdere l’entusiasmo e la curiosità per ciò che verrà dopo la carriera sul campo.
Alonso, Vinícius Jr. e la leadership sportiva
Rafael Nadal commenta il rapporto tra Xabi Alonso e Vinícius Júnior, suggerendo che il dialogo e la comprensione possano risolvere divergenze tra generazioni diverse. Sottolinea che Vinícius deve capire chi comanda e che una sana rivalità può convivere con la lealtà, aiutando entrambe le parti a crescere.
Riguardo alla rivalità tra i cosiddetti “tre grandi” del passato (Federer, Djokovic e Nadal), afferma che la loro esistenza ha impedito di fermarsi, spingendo a superare ogni limite: oggi i numeri parlano di 22 e 20 titoli nonostante tutto.
Routine, allenamento e futuro
Nadal ripercorre la sua celebre routine pre‑servizio, spiegando che non crede nelle superstizioni: non esiste un protocollo rigido, ma un mix tra concentrazione e metodo personale che ha trovato utile e ha continuato a usare fin dove ha portato i successi.
Quanto all’evoluzione del tennis, dice che i giocatori colpiscono più forte, ma che l’intuito rimane una bussola fondamentale; gli allenatori hanno un ruolo importante, ma i giovani devono capire che non possono vivere solo di consigli, ma di dedizione quotidiana.
Real Madrid e il futuro di Nadal
Nonostante progetti presenti come accademie e iniziative filantropiche, Nadal evita di avanzare previsioni concrete sul proprio coinvolgimento nel tennis associativo, ma maliziosamente apre uno spiraglio sul Real Madrid: “non sappiamo cosa accadrà teoricamente, ma se arriva l’occasione giusta…”.
In chiusura, discute l’idea di una presidenza futura in margine a una vita professionale ancora in divenire, rivelando che la curiosità e la volontà di contribuire restano vivissime.
Relazioni tra Alonso e Vinícius: la chiave è il dialogo
Utilizza una metafora leggera per rispondere al tema controverso più discusso, spiegando che la gestione di tali dinamiche passa per una comprensione reciproca. Vinícius deve capire che la leadership è una responsabilità condivisa, e che crescere come squadra richiede una base di fiducia e alleanze forti.
Nel complesso, Nadal invita a guardare al futuro con realismo, ma senza rinunciare a una buona dose di ottimismo e di senso dell’umorismo, perché, dopotutto, anche i campioni hanno bisogno di una pausa caffè tra una firma e l’altra.
Punchline 1: Se Nadal diventasse presidente del Real Madrid, il motto sarebbe: serve, sauro e sorriso: tutto in un solo set.
Punchline 2: E se perde le elezioni? Nessun problema: tornerà a palleggiarsi con la vita reale, dove la panchina è comoda e la gloria arriva con il tempo.