PSG cambia rotta sui contratti: Dembele a rischio addio e una nuova era salariale
23 gennaio 2026
Un nuovo corso per il PSG
Il Paris Saint-Germain ha deciso di abbandonare la politica che lo accompagnava da anni nel reclutare stelle mondiali tramite contratti faraonici, una strategia che aveva toccato l’apice con Mbappé.
Il club parigino era solito sedurre i giocatori con stipendi stellari che nessun altro club poteva offrire, ma non garantivano il successo sportivo auspicato. Con l’arrivo di Luis Enrique, il progetto è cambiato radicalmente.
Il detentore della Champions League ha adottato un approccio chiaro: chi non vuole giocare per la squadra non sarà costretto a restare. Il rinnovo di Mbappé nel 2022, con l’intervento di Francia e Qatar, provocò una scossa interna e mostrò che la politica dello sconto illimitato non era più efficace.
La gestione dei contratti e i casi chiave
Da allora, dal 2023, Nasser Al-Khelaïfi ha messo fine alla politica di ingaggio dei Galacticos e ha cercato di riportare ordine nello spogliatoio, affidando la missione a Luis Enrique che ha cambiato rotta. I contratti futuri si basano sull’efficacia e sulle presenze, con salari crescenti legati al rendimento sul campo. Il giocatore che non accetta queste condizioni lascia la squadra, come accaduto a Verratti e Neymar, che godevano dei salari più alti del club.
L’esempio più recente è Gianluigi Donnarumma, che di gran lunga era tra i migliori portieri d’Europa la scorsa stagione, ma le sue richieste economiche non hanno trovato allineamento con la politica del club. Enrique non ha esitato a escluderlo prima della Supercoppa Europea, e il portiere italiano è approdato al Manchester City.
Il capitolo più delicato resta il rinnovo di Ousmane Dembélé, il vincitore della Ballon d’Or e uno dei protagonisti della vittoria in Champions. I suoi agenti hanno richiesto un aumento significativo dopo la conquista del premio, ma la dirigenza ha rifiutato, dichiarando la volontà di migliorare l’accordo senza sorpassare il tetto salariale. Le parole di Al-Khelaïfi sono state: amo Dembélé, ma abbiamo un massimale retributivo da rispettare.
Il PSG sembra deciso a imparare dalle lezioni del passato. La politica di Mbappé, basata sul rinnovo dei giocatori a ogni costo, è diventata parte della storia, mentre la porta resta aperta a chi non accetta le condizioni e può andare via senza esitazioni.
Punchline 1: Al PSG ora i contratti si pagano da soli: se giochi bene, bonus, altrimenti resta una nota a margine sul bilancio.
Punchline 2: Se la matematica è l’allenatrice segreta, meglio avere un tetto salariale che una maledizione di stipendi astrali: il pallone lavora in contabilità e in campo.