La Coppa Arab non è più solo una competizione amichevole per l'Arabia Saudita: la squadra punta a crescere, offrire esperienze ai giovani talenti e prepararsi al meglio per le sfide future, non perdendo di vista l'obiettivo di vincere o almeno arrivare in finale.
\nOra l'importanza del torneo è superiore: è una vetrina concreta per misurare la competitività nazionale e un banco di prova utile in chiave Mondiale 2026: un fallimento potrebbe far suonare campanelli d'alarme, mentre una vittoria forgerebbe fiducia e identità.
\nAspetto storico
\nStoricamente l'Arabia Saudita è tra i grandi protagonisti della Coppa Arab, due titoli all'attivo che la collocano al secondo posto, dietro l'Iraq che ne vanta di più. Oltre ai titoli, il paese è tra i migliori per numero di medaglie: quattro complessive, di cui due ori, una argento e una bronzo.
\nLe altre nazioni hanno vinto la Coppa Arab al massimo due volte: Tunisia, Egitto, Marocco e Algeria hanno ciascuna una corona, mentre la supremazia dell'Iraq resta ancora imbattuta in termini di trofei totali.
\nNonostante questo predominio storico, l'Arabia Saudita non solleva la coppa dal 2002, quando chiuse la manifestazione al primo posto per la seconda volta. Da quel periodo, le partecipazioni sono state varie, con esiti altalenanti.
\nNel corso della prima edizione estesa sotto l'egida FIFA, l'Arabia Saudita uscì ai gironi, classificandosi terza nel gruppo, dopo Marocca e Giordania, perdendo contro i due e pareggiando con la Palestina. Queste dinamiche storiche spiegano perché la Coppa Arabiba continui a essere un obiettivo importante per la squadra saudita.
\nAspetto tecnico
\nQuesta edizione differisce dal passato: la Saudì si presenta con la formazione principale guidata dall'allenatore francese Hervé Renard, non più con una squadra olimpica come nel 2021.
\nLa base è costituita da giocatori che militano principalmente nel campionato domestico, rendendo possibile una formazione quasi al completo durante la sosta della Saudi Pro League per la Coppa Arab.
\nNon mancano assenze importanti: Saud Abdulhamed e Marwan Assahafi; tuttavia, le alternative a disposizione danno continuità al progetto tecnico. Renard ha dimostrato di gestire con prontezza i cambiamenti di rosa nelle finestre internazionali, e questo lascia intravedere una profondità di rosa adeguata.
\nAltri selezionatori hanno optato per formazioni miste, ma l'Arabia Saudita può contare su un gruppo che, almeno in potenza, è competitivo per la fase a gironi, soprattutto perché alcuni avversari potrebbero schierare squadre alternative, rendendo il cammino più verosimilmente percorso per una finale.
\nAspetto psicologico
\nLa Coppa Arab 2025 arriva a circa sei mesi dall'inizio del Mondiale 2026, al quale l'Arabia Saudita si è qualificata ufficialmente. Questo fa del torneo una tappa chiave per la preparazione, offrendo una competizione ufficiale FIFA prima del grande evento globale.
\nOltre al piano tecnico, c'è una componente psicologica: questo gruppo ha bisogno di una spinta morale per aumentare la fiducia in vista del Mondiale 2026. Il passato recente, segnato da una lunga astinenza da trofei importanti, fa da monito: una vittoria sarebbe una poderosa motivazione, una sconfitta potrebbe aprire un festival di critiche, soprattutto verso l’allenatore Renard e la rosa.
\nFinora la nazionale saudita non ha vinto trofei ufficiali da oltre due decenni, segnando una spinta emotiva significativa verso l’obiettivo Mondiale. La vittoria della Coppa Arab in questa fase potrebbe fungere da catalizzatore per una stagione decisiva.
\nPunchline 1: Se la Coppa Arab fosse un bersaglio, l'Arabia Saudita avrebbe già colpito nel segno: mira, scagliae il gol e il resto è storia.
\nPunchline 2: Se l'arbitro interrompe, ricordiamoci che siamo in Coppa Arab: qui la mira resta legale e il sarcasmo è consentito solo ai commentatori, non al VAR.
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