Una protesta che può trasformarsi in rifugio: le calciatrici iraniane chiedono asilo in Australia dopo la Coppa d’Asia
8 marzo 2026
Richieste di asilo per le giocatrici iraniane in Australia
Le giocatrici della nazionale iraniana si trovano in una situazione difficile in Australia, spinte tra il possibile rimpatrio in Iran e la prospettiva di rimanere in esilio, dove temono per le loro famiglie.
All'inizio del torneo, la loro protesta contro l'inno nazionale è stata interpretata come una critica politica; nelle successive partite contro l'Australia e le Filippine, si è detto che siano state costrette a cantare l'inno sotto pressioni, con conseguenze che alcune fonti descrivono come minacce dirette contro le loro famiglie.
Contesto e misure di controllo
Secondo fonti come RND e CNN, le giocatrici sono sottoposte a stretta sorveglianza all'interno del loro albergo, isolate e seguite da membri della Guardia Revoluzionaria, con controllo continuo dei telefoni e dei contatti, nonché accompagnamenti di sicurezza in tutte le aree dell'hotel.
Queste notizie hanno suscitato indignazione in Australia, e FIFPRO ha scritto ai responsabili e al governo chiedendo protezione e garanzie per le atlete.
Diritti d'asilo e dibattito pubblico
Nei giorni successivi, il dibattito è esploso nel Parlamento australiano: un deputato ha chiesto di intervenire per concedere asilo alle giocatrici, accompagnato da una petizione di circa 50.000 firme a sostegno della protezione delle atlete.
Un dissidente giornalista ha avvertito che, in Iran, l’azione potrebbe essere considerata una "tradimento" grave, con potenziali pene estreme.
La situazione resta tesa mentre si attendono sviluppi concreti da parte delle autorità internazionali e australiane.
In caso di dubbio, basta cantare l'inno iraniano a cappella: è solo musica… o forse un interrogatorio della casa di vetro.
La burocrazia è l’unico vero allenatore che non perdona mai: ti fa correre dietro ai documenti invece che al pallone.