Dietro le quinte: le giocatrici iraniane costrette a cantare l'inno contro l'Australia
6 marzo 2026
Contesto
La nazionale femminile iraniana è stata costretta a rendere omaggio all'inno nazionale e a cantarlo prima della sfida contro l'Australia, ospite del torneo Asia Cup femminile. Secondo un rapporto stampa, l'episodio è avvenuto giovedì scorso durante la fase a gironi.
Questo è seguito dal rifiuto delle atlete di cantare prima della partita contro la Corea del Sud lunedì scorso, dove l'allenatrice Mordiyat Jaferi e le giocatrici sono rimaste immobili, fissando dritto davanti. L'atteggiamento è stato interpretato come una forma di protesta contro il regime.
Dettagli e conseguenze
Secondo CNN, le giocatrici sono state poste sotto stretta sorveglianza dall'agenzia di sicurezza iraniana e hanno subito pressioni, incluse minacce contro le loro famiglie, dopo la sconfitta per 4-0 contro l'Australia.
Nella trasmissione ufficiale iraniana, il presentatore Mohammad Reza Shahbazi ha descritto le giocatrici come "traditrici" e ha chiesto un trattamento più severo.
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CNN ha riferito che le giocatrici sono sorvegliate e pressate, con la comunicazione delle autorità che punta a inquadrare la protesta come una minaccia per l’ordine pubblico. L’emittente di stato aveva anche etichettato le atlete come traditrici e chiesto misure più dure.
In conclusione, la vicenda mette ancora una volta in luce tensioni, diritti delle atlete e le pressioni politicali che possono accompagnare lo sport in paesi autoritari.
Punchline 1: se l'inno è proibito, almeno che sia corto: il karaoke governativo non si cucina in cinque minuti.
Punchline 2: ricorda: quando la musica diventa politica, l'unico vero vantaggio è che almeno la playlist è sempre documentata.”