Crisi senza precedenti: la RDC trattiene i suoi giocatori dopo la storica qualificazione al Mondiale 2026
3 aprile 2026
Contesto storico e qualificazione
L'allenatore dell'Espanyol, Manolo González, ha espresso stupore per la decisione della Federazione calcistica della Repubblica Democratica del Congo, che ha vietato ai giocatori della nazionale congola di tornare ai propri club dopo la storica qualificazione al Mondiale 2026.
Questo atteggiamento è arrivato dopo che la Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto un traguardo senza precedenti da oltre mezzo secolo, qualificandosi al Mondiale per la prima volta in 52 anni, grazie alla vittoria per 1-0 sulla Jamaica nella finale del playoff disputata in Messico.
In tal modo è diventata la decima nazione africana a garantirsi un posto nel torneo; affronterà nel gruppo n. 11 Colombia, Portogallo e Uzbekistan.
Controversa gestione della crisi e reazioni
Durante la conferenza stampa tenutasi prima della sfida contro il Betis in Liga, González ha spiegato che la sua squadra è in una situazione difficile a causa dell’assenza del centrocampista Charly Bikeli, poiché la federazione congola ha vietato al giocatore di tornare al club.
Ha aggiunto: "abbiamo ricevuto un avviso ufficiale dalla federazione congola che vieta ai giocatori internazionali di lasciare il paese in questo momento, per motivi di vincoli interni. La decisione non riguarda Bikeli da solo, ma tutti i giocatori della Nazionale".
La situazione è stata definita come "assolutamente insolita" per l’Espanyol, con la dirigenza che ha già contattato la federazione congola e la FIFA per gestire la crisi e prendere le misure necessarie.
Lo spirito della squadra resta orientato a superare la serie di risultati negativi dall'inizio del 2026: l'Espanyol è undicesimo in Liga con 37 punti, mentre il Betis è quinto con 44.
Il tecnico ha concluso che la società ha "fatto tutto il necessario" e attende una risposta dalle autorità per risolvere la questione, definita come "fuori dal controllo".
— Fine aggiornamento, con una piccola nota di colore: se il mondo decide di fermare i giocatori, forse è perché la palla si è stancata di aspettare i permessi. E se il Mondiale è in Messico, la formalità è che anche la mascotte del torneo chieda un visto per restare fuori dall’aula magna del comitato organizzativo. In ogni caso, la realtà resta: il calcio continua a scrivere scenari improbabili, ma sempre affascinanti.