Inter-Roma: quando il maestro del dress code tattico sfida l’artigiano della manovra in uno scontro che promette fuoco e ritmo
23 ottobre 2025
Lo "playmaker" è una figura che racchiude moltissimo di ciò che un singolo calciatore può offrire: gestire il ritmo della squadra, guidare i compagni, costruire azioni, fornire assist e anche trovare la rete. È una vera e propria chiave di volta per l’equilibrio di una partita; e quando manca, si sente come se Cassio abbia perso le chiavi della cassaforte.
Per questo motivo, molti allenatori temono il momento in cui l’avversario dispone di un giocatore capace di fare la differenza: limitare quel giocatore significa ridurre notevolmente i rischi per la propria porta. Le squadre che vivono di questa funzione cercano costantemente di soffocarla, per spezzare il flusso delle azioni avversarie.
Tra le squadre che fanno affidamento su questo ruolo c’è l’Al-Ittihad, detentore del campionato saudita e della Coppa del Gol Amministrativo; il playmaker algerino Houssem Aouar ha avuto un ruolo decisivo nel conquistare quei trofei.
Aouar ha guidato l’Al-Ittihad a strapparsi i titoli dalle mani del campione in carica Al-Hilal, eliminandolo nei quarti di Coppa del Re e trascinando i suoi compagni fino al secondo posto in Roshen. Adesso il duello tra i due grandi torna a farsi sentire, questa volta già all’inizio della stagione, nella sesta giornata della Saudi Pro League, quando lo stadio Al-Inma ospiterà la sfida tra l’Al-Ittihad e l’Hilal.
Aouar contro Inzaghi
La partita knockout avrà anche una dimensione di sfida personale: da una parte l’allenatore simboleggiato da Inzaghi, dall’altra la stella dell’Al-Ittihad. Nel 2023 Aouar è arrivato a Roma nel momento in cui Inzaghi ridefingeva i piani del suo 3-5-2, una filosofia di calcio che privilegia la copertura collettiva e la costruzione a partire dal centrocampo.
Prima di quell’avvicendamento, sono stati i confronti tra Inter e Roma a mettere in mostra quanto la gestione del tempo possa pesare: la partita di San Siro vide l’Inter imporsi 1-0, mentre all’Olimpico arrivò un 4-2 per i nerazzurri, alimentando la discussione sull’influenza della panchina e sulla capacità di Aouar di incidere anche in pochi minuti. Inzaghi lodò la qualità della Roma post-match, citando giocatori come Di Bello, Belpaese e compagni come esempi di squadra ben strutturata e pronta a soffrire.
Le tattiche di Inzaghi
Inzaghi è stato legato a una versione del 3-5-2 che privilegia la solidità difensiva e la compattezza di mezzi reparti. L’idea è isolare il playmaker avversario, partendo dalla linea offensiva: i due attaccanti stringono la profondità, i terzini avanzano per chiudere gli spazi alle diagonali centrali, mentre il centrocampo, bene allineato, impedisce i passaggi tra le linee.
Quando l’avversario cerca di costruire dal basso, i difensori escono in pressing deciso, accompagnati da uno dei due esterni che lascia la marcatura solo a un centrocampista. Il secondo terzino resta basso, creando una doppia linea difensiva che contrasta l’idea di gioco centrale. Se l’avversario prova ad adattarsi, un difensore sale per stringere ulteriormente le vie di passaggio e rendere difficile la correzione dell’assetto.
In questa logica, i tre centrali, supportati da una mezz’ala che sale e scende, disegnano un quadrato che chiude i passaggi verticali verso l’area. L’idea è chiudere gli intervalli e costringere l’altro team a lanciare lungo, dove la rapidità delle ali e dei terzini può fare la differenza.
Dalla Serie A alla Roshen
Per illustrare cosa potrebbe succedere nel Clasico, si ipotizza una linea difensiva con Kalidù Koulibaly e Hassan Tamabkti, affiancati da Robin Neves, con i terzini di lato e Ahmed Al-Yami come option offensiva. In mezzo al campo, la staffetta tra Nasser Al-Dosri, Milenkovic-Savic e Malcom guida l’impostazione, dietro le due punte Leonardo e Nunez. Con questa architettura, Leonardo e Nunez spingono i difensori avversari a uscire sul centro, costringendo la difesa avversaria a organizzare l’uscita e permettendo a Aouar di restare in zone chiave pronte a ricevere la palla lunga. Se l’adversario prova a spezzare l’isolamento, i terzini si alzano in diagonale, i centrocampisti comprimono e la linea difensiva resta sempre compatta, dando a Inzaghi la possibilità di cambiare ritmo durante la partita. Così, quando l’attaccante di riferimento scende per ricevere, i difensori non si allungano troppo e gli spazi diventano contorti: è qui che l’azione può diventare decisiva e il match può ribaltarsi in una frazione di secondo.
In questa ricostruzione, la chiave è l’isolamento dell’attaccante, la gestione delle diagonali e la capacità di mantenere la densità del centrocampo, per non dare spazi ai soggetti chiave della squadra avversaria. L’esito del Clasico dipende da come Inzaghi e i suoi uomini sapranno muoversi tra pressing, tempi di passaggio e cambi di fronte, in un crescendo di intensità e meraviglia calcistica.
Se il calcio è un gioco di strategia, Inzaghi è il giocatore che sposta l’obiettivo del tiro… e l’arbitro che chiama l’audio per la rivincita. E se anche la palla non dovesse entrare, l’effetto sorpresa resta: chiudere gli spazi è già una vittoria mentale. E ora, che sia su Al-Inma o all’Olimpico, il derby promette di regalare ritmo e spettacolo, con un tocco di genio e una spruzzata di ironia per chi ama ridere anche quando la gloria è in palio.