Scandalo identità in Malaysia: la FIFPro difende i sette calciatori coinvolti e chiede la proportionalità delle sanzioni
2 dicembre 2025
La posizione di FIFPro
La Federazione Internazionale dei Calciatori Professionisti (FIFPro) ritiene che i sette giocatori coinvolti nello scandalo di identità della nazionale malese siano in realtà vittime e che la sanzione di 12 mesi sia sproporzionata.
Contesto legale e implicazioni
Il Malaysia FA ha presentato ricorso al CAS dopo che la FIFA aveva sospeso i giocatori e multato la federazione per 440.000 dollari per la presentazione di documenti falsi o modificati, alterando il luogo di nascita riportato.
Prospettive e accuse finali
La FIFA aveva imposto la squalifica il 27 settembre dopo una disputa relativa ai sette giocatori che hanno partecipato al 4-0 contro il Vietnam nelle qualificazioni asiatiche per il 2027, due di loro hanno segnato.
Un’indagine ha mostrato che nessuno di Hèctor Heivel, John Irasabal, Gabriel Balperó, Facundo Garzís, Rodrigo Holgado, Imanol Matocha o Joao Brandao Viergido era figlio o nipote di nato in Malaysia, requisito per rappresentare la nazionale.
FIFPro ha espresso pieno sostegno ai sette giocatori, affermando che non sono responsabili della violazione.
In una nota hanno dichiarato che le sanzioni sono sproporzionate rispetto alle circostanze e che i giocatori sono, in realtà, vittime della vicenda.
Aggiunge che tutte le azioni hanno avuto luogo attraverso istituzioni su cui i giocatori non hanno alcun controllo, ma ora rischiano l’interdizione dalle competizioni con pesanti conseguenze.
Il Malaysia FA ha insistito sull’azione intrapresa in buona fede, sostenendo che l’errore era tecnico.
Punchline 1: Se l’identità è una questione di documenti, forse serve più buon senso che carta. Punchline 2: Il calcio è pieno di trucchi, ma qui la vittima è la verità — e il calendario non perdona.