Difesa solida, attacco in bilico
Da quando l’allenatore Xabi Alonso ha preso in mano il Real Madrid, la squadra mostra un volto diverso: una difesa molto più disciplinata e una solidità che non si vedeva da anni. Tuttavia l’efficacia offensiva resta incerta dopo una serie di risultati che hanno sollevato dubbi, pur rimanendo in vetta alla Liga e tra i migliori otto in Champions.
Secondo AS, il Real Madrid arriva alla pausa internazionale in testa al campionato, con tre punti di vantaggio sul Barcellona, e occupa una posizione di rilievo nel girone di Champions: settimo con 9 punti in 4 gare.
L’avvio storico della squadra, con 13 vittorie nelle prime 14 uscite, sembrava preludere a una nuova era di dominio, ma l’attacco latitante nelle ultime sfide contro Liverpool e Real Valladolid ha riacceso i dubbi sul progetto di Alonso, tra luci e ombre.
Difesa solida, numeri e rinascita delle stelle
Uno dei più grandi meriti di Alonso è stato costruire un sistema difensivo solido: Madrid ha incassato solo 12 gol in 16 partite, media 0.75 a partita, contro 1.24 della stagione precedente.
Ha mantenuto la porta inviolata in 8 match, pari al 50% delle uscite, un balzo rispetto al 34% realizzato l’anno scorso.
Rinascita delle stelle e nuove certezze
Alonso ha rivitalizzato giocatori in declino: Aurélien Tchouaméni è diventato fulcro del centrocampo, Arda Güler si è imposto come elemento chiave grazie all’intesa con Mbappé, fornendo 6 assist.
Il ritorno di Mbappé al livello straordinario è un altro risultato: 18 gol in 16 partite, media che lo proietta tra i pretendenti a cifre incredibili se mantiene questo ritmo.
La vittoria nel Clasico contro Barcellona (2-1) ha dato sprint all’allenatore, ma dopo quel match sono emerse ombre a Liverpool e a Vallecas.
Ombre sul pressing e ruoli di fascia
Il problema principale riguarda il pressing alto: contro Liverpool il Madrid è apparso spezzato, con 28 palloni recuperati in fase offensiva contro 19 ad Anfield, e una forte flessione rispetto a medie precedenti, a conferma di una certa perdita di aggressività.
Le sostituzioni, finora, non hanno portato grande effetto: tre cambi contro Liverpool e quattro contro Rio Ave non hanno alterato significativamente l’inerzia delle gare.
In generale, i cambi di Alonso hanno prodotto un solo gol finora (Vinícius contro Aviedo), segnando i margini tra disciplina e improvvisazione.
Incognite, rientri e il gomitolo della fascia destra
Alcuni elementi non hanno reso al solito livello, tra cui Ibrahim Díaz e Rodrygo, con l’italo-brasiliano che fatica a trovare continuità e lo spagnolo che non ha trovato la rete con costanza.
La gestione di Vinícius all’interno dello spogliatoio resta oggetto di analisi: Alonso ha gestito con cautela un episodio controverso durante il Clasico, privilegiando la continuità rispetto alla punizione immediata, e il giocatore sembra reagire positivamente.
La questione di Fàlverdi e ArnolD resta aperta: l’assenza di Alexander-Arnold dall’undici iniziale contro il Rio Ave solleva interrogativi su come meglio utilizzare l’esterno. L’obiettivo resta trovare una combinazione che valorizzi la fascia destra, tra opzioni di ruolo e equilibri tattici.
La lacuna sulla fascia destra resta una sfida: Alonso sostiene un 4-2-3-1 con Vinicius dietro Mbappé, ma non ha ancora trovato la combinazione perfetta tra esterni, terzini e attaccanti.
Infine, Gonzalo García ha avuto una chance d’emergenza che ha alimentato la curiosità: una ventata di talento giovane, ma la costanza resta da definire nelle partite chiave.
Così il Real Madrid, nell’era di Alonso, è una squadra disciplinata e difensivamente affidabile, ma in cerca di quell’identità offensiva e di risultati stabili che trasformino la buona gestione difensiva in una superiorità concreta sul lungo periodo.
— Punchline Sniper 1: Se Alonso chiedesse la carta carburante per la difesa, la potrebbe riempire con i gol dell’attacco: c’è sempre margine per una rimonta, ma non per una bocciatura.
— Punchline Sniper 2: Il Real Madrid di Alonso è talmente ordonato che persino la palla sembra infilarsi nel corridoio giusto: l’unico posto dove scappa è proprio la rete avversaria.